La voce spezzata

La voce spezzata

By: Dott. Gabriele Ramonda - Psicologo a Torino e Chieri | 21 Set 2017

Quando abbandonammo noi stessi

“La depressione è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice.” C. G. Jung

Nelle nostre crisi più profonde, quelle che possono portare a momenti di ansia o depressione, possiamo quasi sempre individuare una parte di noi che è stata ignorata, zittita. A volte lo sentiamo in modo molto chiaro, come qualcosa dentro che piano piano si è seduto sconfitto in disparte. Altre volte è tutto più confuso, ci si sente vittime in balia delle emozioni e dei pensieri più foschi. Questa parte abbandonata ho iniziato a chiamarla la voce spezzata.

Non sappiamo bene quando questa voce abbia perso il diritto a parlare. Può essere avvenuto in qualsiasi momento della nostra vita, tendenzialmente molto tempo prima della crisi. La voce, che prima conoscevamo ed era nostra, non si lamenta immediatamente della sua penosa situazione, ma pazientemente attende, anche per anni. Come se sapesse che non possiamo sempre darle retta, consapevole che la vita è costituita anche di deviazioni, di momenti di stallo o di scelte prese controvoglia.

Può succedere che la voce sia stata spezzata quando eravamo piccoli o molto piccoli. Non ha più avuto diritto di parola perchè non era benvista, benvoluta da chi ci stava vicino. Abbiamo barattato l’amore di chi ci stava intorno con il silenzio di una parte di noi, dei nostri desideri. Siamo stati bambini silenziosi, buoni, pieni di giudizio e comprensivi. La voce che ci guidava, la parte di noi più intima e peculiare, è stata ignorata, ed a volte apertamente combattuta. Siamo stati amati grazie a come ci comportavamo, per le nostre prestazioni, non per chi eravamo davvero.

Scrive Alice Miller parlando delle nostre parti abbandonate:

Uno dei cardini della terapia è che il paziente arrivi a una comprensione emotiva del fatto che tutto l’amore che si era conquistato con tanta fatica e a prezzo della rinuncia a esprimere se stesso non riguardava affatto l’individuo che era in realtà: l’ammirazione per la sua bellezza e le sue brillanti prestazioni era tributata alla bellezza e alle prestazioni, non al bambino reale

Ad un certo punto della nostra vità può succedere che la voce si risvegli, inizi a lanciare dei messaggi che ci mandano in crisi, che indicano come le cose stanno perdendo di senso, che ci si muove come degli automi, poco pensiero e molta azione. La voce riprende fortunatamente a parlare, sussurra placida che è venuto il momento di tornare a vederla. L’avevamo frequentata e conosciuta, non è una voce nuova, anche se i ricordi di lei possono perdersi nel tempo. Per questo sembra confonderci, disturbarci e spingerci in luoghi sconosciuti.

Non è facile ascoltare quella voce: può dirci parole scomode e dolorose sul nostro conto, ma non sbaglia. Può dirci che la strada che stiamo precorrendo non è più adatta a noi, che abbiamo perso di vista delle parti importanti nella nostra vita, che siamo stati complici e vittime delle richieste dell’esterno: il lavoro, i doveri, la famiglia, le relazioni. Ecco, spesso la voce spezzata inizia ad opporsi a quello che siamo, e lo fa con una costante, testarda e dolorosa protesta. Come se dicesse:”Ascoltami, vedi che ti stai facendo male? Ti sei perso, stai seguendo una strada lontana dalla tua natura. Fermati e dammi retta”.

Cosa fare?

Decidere di ascoltare la voce spezzata è un atto coraggioso, che porta con se alcune novità nella nostra vita:
uno sblocco, la fine di un momento penoso e doloroso in cui ci sentivamo prigionieri.
L’emergere del nuovo, di nuove richieste che l’esistenza ci pone e che ci spingeranno a scelte e decisioni che sino ad ora non avevamo considerato. Insieme alle parole della voce appaiono nuovi panorami dell’esistenza.

Sarà però inevitabilmente doloroso e penoso ascoltare la voce. Sarà difficile e regolarmente ci si troverà a fuggirla e riprendere ad essere e fare quello che si era prima. Ma una volta avviato il processo è difficile fingere che non sia successo, la voce interviene massicciamente perchè i tempi sono maturi, e ciò che stavamo inseguendo non è più ciò che può permetterci di crescere e svilupparci. Si innescherà una fase di passaggio, un percorso di crescita e libertà, in alternativa al flusso ormai inconsapevole ed automatico che conoscevamo e ci avvelenava.

Ecco cosa dicono due grandi autori al riguardo:

  • “La perdita dei punti di riferimento abituali per cercarne altri più consoni alla personale linea interiore comporta per l’uomo necessariamente un profondo senso di solitudine e tristezza, perchè deve sfidare la tenace tendenza omologante della realtà esterna che vuole inglobarlo in un sapere percostituito”. A. Carotenuto.
  • “Il nostro compito è invece di trovare quel significato che permette di continuare a vivere, se la vita dev’essere qualcosa di più che pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato”. C.G. Jung.

La voce spezzata: Come ascoltarla?

Ma come rientrare in contatto con la voce spezzata? E’ impossibile dare una ricetta valida e buona per tutti, ognuno di noi ha una propria natura ed una propria voce. Queste parlano la nostra lingua personale.

I due grandi insiemi di attività che possono sbloccarci e introdurci in una dimensione di maggior contatto con ciò che davvero è importante per noi sono:
– Tutte quelle attività che ci avvicinano a noi stessi, e che spesso sono considerate tempo perso. Possono essere la scrittura, il disegno, la pittura, la musica, la danza. Sono attività espressive che possono accostarci ai luoghi dove risiede la voce. Sono attività che potremmo definire sincere e disinteressate nei nostri confronti.
Un percorso psicologico. L’incontro con una persona che sentiamo affine e che intraprenda con noi un viaggio di conoscenza di ciò che siamo e di quale sia la nostra natura porta inevitabilmente al confronto con la voce spezzata. E’ un passaggio inevitabile, senza il quale tale percorso non potrebbe procedere e svilupparsi.

Chiudo con una frase di M. L. Von Franz :

Una sola cosa sembra veramente utile: volgersi direttamente, senza pregiudizi e con piena sincerità, verso l’oscurità che si approssima, e cercare di scoprirne il segreto e quello che pretende da noi.

 

Bibliografia

Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, Bollati Boringhieri, 2008.

Aldo Carotenuto, Il tempo delle emozioni, Bompiani, 2003.

Carl Gustav Jung, Psicologia dell’inconscio, Bollati Boringhieri, 2012.

Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli, Tea, 2007.

 

 

 

Write a comment